Storytelling | Racconta la tua Storia

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Il termine storytelling semplifica e rende quasi moderno un concetto che da sempre è alla base della storia dell’uomo : la narrazione.

Raccontare una storia, o meglio, la propria storia, rende le persone e di conseguenza le aziende più reali e presenti nella quotidianità. Cambiano gli strumenti ed il modo di narrare la realtà con le epoche e con la tecnologia che ci viene in soccorso ma le emozioni che possono suscitare non sono soggette ai cambiamenti storici.

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Pensiamo agli spot pubblicitari a cui veniamo sottoposti ogni giorno mentre guardiamo la tv comodamente sul divano, mentre scrolliamo il feed di Facebook o Instagram per non parlare di Youtube e delle sue interruzioni costanti ai nostri video preferiti,senza dimenticare le strade tappezzate di manifesti pubblicitari cosi come autobus e metro.

Esistono degli spot che riescono ad emozionarci realmente.

Indubbiamente aziende che si occupano di pubblicità come Procter&Gamble non sono costituite da dilettanti ma ciò che , più di ogni altra cosa, dimostrano di sapere fare è trovare la chiave per evidenziare un’emozione in cui il pubblico possa immedesimarsi al punto di non menzionare , se non negli ultimi istanti, il nome del brand (pensiamo ad alcune campagne studiate per Apple )scelta non casuale naturalmente.

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Naturalmente, in questi casi, parliamo di aziende milionarie che veicolano tramite gli spot messaggi positivi e quanto più coerenti alla storia del brand.

Le storie ci rendono convincenti se sono vere ma, soprattutto, se raccontate con la chiave emotiva giusta che sappia suscitare empatia immediata con l’osservatore.Le nostre storie veicolano il messaggio che intendiamo trasmettere.

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Non tutti gli spot natalizi, ad esempio, ci emozionano e questo non avviene perché il prodotto sponsorizzato non sia di per se emozionante o perché non siamo grandi estimatori delle festività. Il motivo è molto più semplice.

Il caso dello spot di Edeka (catena di supermercati svedese) del 2015 fece molto parlare di se (qui se volete vederlo e commuovervi come me). L’anziano signore che in solitudine si prepara al Natale consapevole dei troppi impegni che terranno i figli lontani suscita da subito un’emozione vera, autentica in cui tante famiglie possono immedesimarsi. Lo stratagemma, semplice e tenero, con cui li attira a se aumenta il pathos, a sciogliere i nodi emotivi accumulati ci pensa la conclusione.

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Di per se una catena di supermercati non è emozionante, diciamocelo. La catena protagonista non è certo l’unica ad investire in spot pubblicitari. Il prodotto proposto in questo video non è un dolce in offerta o un giocattolo innovativo ma è l’azienda stessa.

Il fatto di vita quotidiana e le emozioni che vengono scelte per la narrazione sono più che mai vere, soprattutto a Natale. La scelta elementare e geniale di non enfatizzare nulla ma di raccontare una storia così come chiunque potrebbe viverla ( o avendola già vissuta potrebbe ricordarla) evoca emozioni conosciute, ci si immedesima.

Il messaggio positivo che richiama è di speranza; l’anziano padre sceglie il modo più duro per attirare a se i propri figli e condividere con loro uno dei suoi ultimi Natale. A rendere unica questa azienda è la scelta, in questo caso specifico, di raccontare per immagini una storia di famiglia, probabilmente il suo cliente principale.

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Quindi possiamo affermare ancora una volta, caso mai ce ne fosse bisogno, che non è necessario essere gli unici sul mercato e non è nemmeno utile screditare i competitors per stare a galla. Considerazione ovvia forse, ma mai davvero superflua.

Non è sempre necessario affidarsi ad attori professionisti per raccontare una storia.

Tutte le strutture recettive nel nostro paese raccontano una storia. Nelle pareti, nei quadri o nei tappeti non sempre vi è il gusto di un professionista esperto di enterior design, spesso vi è una storia di famiglia, di viaggi e vicissitudini che osserva gli ospiti alternarsi per generazioni.

Raccontarsi ai propri clienti tramite social media è come tenere le porte socchiuse laddove è necessario che entri la luce.

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Le strade da intraprendere per sfogliare online il proprio album dei ricordi unitamente ai momenti di attuale vita quotidiana possono essere diverse, legate dall’obiettivo comune di sfruttare le potenzialità dei social media attraverso la forza immediata della narrazione ( storytelling)

La creazione e costruzione di un blog insite quindi interno al proprio sito web o autonomo e quindi di supporto dove creare contenuti interessanti carichi di emozioni in cui immedesimarsi, richiamare dei ricordi con immagini (singole o video) ormai non più recenti per omaggiare persone, usi e costumi ora lontani,così da coinvolgere il pubblico a cui ci rivolgiamo con aneddoti ed entrare in empatia.

I social network più noti dovranno essere gestiti con l’astuzia e la preparazione necessarie a richiamare l’osservatore alla lettura con sondaggi, domande e tag laddove previsti ( non dimentichiamo mai di geo localizzare i nostri post per una migliore ottimizzazione).

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Un’ altro ausilio ci arriva dalle dirette che è possibile fare magari per annunciare una novità o per riprendere un particolare evento live; suggerisco, laddove non siate pratici di dirette radio o tv (esattamente come me) di preparare una piccola scaletta (meglio se scritta) con i punti che intendete trattare così da evitare tempi morti sgradevoli per chi ascolta e che generano panico e ansia in chi si espone.

Non siamo obbligati a proporre le dirette, anche se molto di moda, possiamo registrare un piccolo video (sempre molto apprezzato) tenendo la nostra scaletta di fronte e decidere di condividerlo se ne siamo convinti. Essere autentici non significa rendersi ridicoli.

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Importante supporto social ci arriva dalle storie ormai condivisibili sui principali social network. Contenuti di pochi secondi che si mantengono visibili per 24 ore, estremamente utili per scremare cosa tenere stabilmente nella bacheca del proprio profilo e cosa condividere temporaneamente All’interno delle impostazioni sono possibili tutte quelle azioni utili a coinvolgere chi le osserva ( ad esempio, tag, luoghi etc.)

Qualcuno decide di non considerare la potenza del blog quale strumento necessario affidandosi interamente ai social ( Facebook ed Instagram su tutti) immaginando che la semplice condivisione di immagini o post comuni sia sufficiente per tenere “vive le pagine”.

Indubbiamente una pagina in cui si condividono dei contenuti è considerata attiva. Tutta un’altra storia è immaginare che la condivisione non ragionata di post senza filo conduttore sia utile a portare un qualunque, tangibile risultato. Ogni realtà sa quali e quante risorse mettere in campo per i diversi reparti, difficile è, altresì, immaginare oggi di riservare un ruolo marginale alla forza che arriva dal social media marketing. Vedremo presto insieme quando e quali campagne Ads ( a pagamento) si rivelano necessarie e in quale misura.

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Raccontare la storia della nostra azienda non riguarda solo le sue origini ( interessante idea per creare una specifica rubrica), la nostra storia personale inizia dal concepimento ed arriva ad oggi ogni giorno. Quando ci chiedono di raccontare qualcosa di noi solitamente rispondiamo con il nome, l’età ed i traguardi raggiunti come la posizione lavorativa e il titolo di studi, nessuno di noi ricorda il giorno in cui ha imparato a camminare e non lo menzionerebbe mai nella risposta poiché, oggi, lo da per acquisito.

Solo alle persone che ci conoscono fino in fondo ( mai abbastanza verrebbe da dire) raccontiamo pezzi più reali di noi anche quegli aneddoti che potrebbero apparire del tutto irrilevanti ma fondamentali per dare contorno e forma alla nostra esistenza prima di oggi. Ciò che siamo stati, con le nostre cadute, ci descrive per ciò che siamo oggi e per il modo in cui abbiamo deciso di risollevarci dopo ognuna di quelle cadute.

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Raccontare la storia della propria azienda (quelli bravi direbbero storia di business) dovrebbe mantenere questo principio. Piccoli aneddoti che ci rendano autentici senza mistificazioni.

Una storia che ha tanti protagonisti

Nelle strutture recettive ogni giorno si vivono storie di ordinaria meraviglia che noi addetti ai lavori diamo quasi per scontate o trasparenti per le troppe faccende a cui pensare. Fidelizzare il personale meritevole è fondamentale quanto fidelizzare il cliente,anzi, in alcuni casi il rapporto che si crea tra un professionista e un determinato ospite è quasi vincolante per l’azienda stessa.

La storia di un’azienda recettiva è fatta dei suoi fondatori certo ma è anche fatta della fiducia e dell’impegno dei suoi dipendenti.

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Includere il proprio staff nella narrazione rende autorevoli e riconoscenti. Ci rende lavoratori e ci permette di mantenere una comunicazione diretta con i nostri clienti.

La storia di un’azienda è fatta dei suoi fondatori, delle sue mura, dei suoi dipendenti, dei suoi clienti ma anche (e mica poco) del territorio in cui è nata e che la circonda.

Penso che si possa applicare alle imprese lo stesso principio che applichiamo alla vita di noi persone riguardo il luogo (casuale?)in cui veniamo alla luce. Se penso a me, alla mia storia, penso alla mia Sardegna nel DNA, non potrei essere nata altrove, pur amando viaggiare e conoscere senza considerare i confini politici di un’ unico pianeta sento di appartenere alla mia isola.

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Una struttura recettiva è anche il suo territorio. Pensiamo agli arredi, al menù del ristorante, alla vista di fronte, ai vini sulla carta ( non tutti forse) alla vegetazione spontanea lungo la strada. Non possiamo escludere dalla nostra narrazione i nostri luoghi e le loro contraddizioni inconsapevoli. Noi parliamo dei nostri luoghi perché i nostri luoghi raccontano di noi e lo fanno molto bene.

Le tradizioni che siano folkloristiche o religiose influenzano ancora oggi i nostri modi di agire. Essere orgogliosamente connessi alla terra ci rende umani dietro alle divise inamidate ed evoca ricordi e profumi nel cliente che ci osserva dietro allo schermo come se li avesse sentiti poche ore prima.

Scegliere con cura e con cuore di raccontare la nostra storia ci aiuterà a ricordare quanti ostacoli abbiamo saputo superare e ci darà riserva di coraggio ove servisse. Dare allo staff un motivo per sentirsi squadra, quindi parte integrante e necessaria, dentro alla nostra storia lo motiverà ulteriormente e lo aiuterà a fidasi di noi.

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I social media non scoprono l’acqua frizzante, questo è vero, ma aprono finestre che ci consentono di raggiungere ed essere raggiunti con sincerità direttamente nella nostra realtà ed entrare in punta di piedi nella giornata qualunque di un cliente e strappargli un sorriso. Naturalmente ottimizziamo il sorriso in ottica seo, non siamo mica dilettanti!

Sempre curiosa di conoscere le tue esperienze aspetto un tuo commento qui sotto oppure privatamente qui.

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